Bilancio partecipativo
domenica, maggio 12th, 2002elezioni comunali 2002, Bilancio partecipativo,
elezioni comunali 2002, Bilancio partecipativo,
elezioni comunali 2002, A qualunque costo ovvero quando il centrosinistra non sa quello che fa (con) l’estrema destra
elezioni comunali 2002, 1° Maggio: Dal diritto al lavoro al caporalato
di Francesco Notarcola
Un’espressione tipica della nostra gente è: “Qua le chiacchiere stanno a zero”. Sarebbe inutile attardarsi a spiegare ed interpretare il concetto di “classe dirigente” o palleggiarsi le responsabilità e rivendicare meriti – che non ci sono.
La realtà è che la nostra provincia è una delle ultime d’Italia per occupazione, qualità della vita, servizi. E negli ultimi cinque anni di governo di centro-sinistra alla Provincia, alla Regione ed al governo nazionale, c’è stata una caduta verticale in ogni campo: sviluppo, occupazione, sanità, trasporti, scuola e servizi.
Si è tradita la fiducia degli elettori e non è stata mantenuta alcuna promessa. Fa sorridere il ricordo dei discorsi dell’assessore regionale Meta all’assemblea degli industriali a Villa Ferrari a Ceprano qualche anno fa. Si fece un’elenco – allora – di opere infrastrutturali già finanziate per migliaia di miliardi e si disse che la nostra provincia sarebbe diventata una “Eldorado”. Non è stata spesa una sola lira.
Perché si insiste su una strada che ha portato il centro-sinistra ad essere bocciato sonoramente e giustamente dagli elettori nelle ultime elezioni regionali? Perché non si riconosce che c’è vento di centro-destra, dopo cinque anni di centro-sinistra, anche perché come succede a Frosinone la maggioranza è sostenuta da dirigenti del MSI Fiamma tricolore o da tifosi di Haider? Perché non riconoscere che a creare questa situazione di disagio e di difficoltà ha contribuito notevolmente la politica della concertazione che ha oggettivamente alimentato il lavoro precario, il lavoro nero e minorile, la crescita degli infortuni e l’esposizione al rischio? Perché non comprendere che la precarietà e instabilità occupazionale è un grande danno per l’economia e lo sviluppo perché non dà sicurezza nell’avvenire e non dà spazio a possibilità di migliorare capacità professionali e creative della persona e offende la dignità e l’intelligenza?
Nella nostra provincia la maggioranza dei comuni e la stessa amministrazione provinciale sono governati dal centro-sinistra così come sono nelle mani del centro-sinistra importanti enti come i Consorzi di bonifica, l’ex ASI, l’IACP ecc. Ma anche i rappresentanti degli industriali che guidano la Camera di Commercio e l’Interporto che cosa hanno prodotto?
Un esempio clamoroso di incapacità è rappresentato dalle Terme di Fiuggi, una delle fonti di ricchezza e di risorse inestimabili del nostro territorio, condotto al lastrico dopo cinque anni di amministrazione di centro-sinistra. Quale progettualità hanno proposto l’amministrazione provinciale, l’ex ASI, la Camera di Commercio, per il rilancio delle Terme e per lo sviluppo del turismo? E non c’era e non c’è un ruolo da svolgere anche da parte degli imprenditori su queste questioni?
Perché si è permesso e si permette l’assalto ed il saccheggio del territorio da parte dei centri commerciali, dei palazzinari, dell’alta velocità, in assenza di un Piano Territoriale di Sviluppo che permettesse il rilancio di settori importanti quali l’agricoltura, il commercio, il turismo, ed il recupero dei centri storici che offrono, come nel capoluogo, un quadro di degrado e di abbandono?
Perché si è permesso la chiusura di impianti produttivi che avevano commesse e mercato come la Permaflex ed il Saponificio Scala?
Perché non ammettere che le istituzioni sono state complici di importanti disegni speculativi, come nel caso della Permaflex, in chiaro contrasto con gli interessi generali della città e degli stessi lavoratori che ancora aspettano una decisione e la liquidazione?
Perché le istituzioni generano lavoro nero e precariato, sperperando danaro pubblico come nel caso del Concorso degli infermieri annullato dal TAR?
Perché non si vuol dare risposta alla esigenza di lavoro degli LSU che mandano avanti Scuola e Uffici per 800 mila lire al mese in presenza di spaventosi vuoti nelle pianta organica degli Enti? Perché il centro-sinistra ha permesso e permette questo ignobile sfruttamento a danno della povera gente?
Per rilanciare questa provincia occorre prima di tutto riconquistare un potere di contrattazione nei confronti della Regione Lazio e del governo nazionale:
a) Si tratta di dotarsi di un Piano Territoriale di Sviluppo che faccia perno sulla valorizzazione delle risorse che il nostro territorio esprime e di una progettualità che parta dalle esigenze della persona, della popolazione, capace di dare risposte in termini di occupazione, di formazione professionale, di istruzione, di cultura, di qualità della vita e di servizi;
b) E’ necessario dotarsi di una progettualità relativamente all’innovazione tecnologica per i servizi alle imprese tutte e non soltanto a quelle industriali. Si potrebbe ad esempio procedere ad un potenziamento degli Istituti agrari per il rilancio dell’agricoltura e per la formazione dei quadri necessari alla difesa dell’ambiente
c) Sarebbe assolutamente innovativo cogliere l’urgenza di una riforma della gestione dei servizi al cittadino e della riduzione dei costi di tali servizi
L’innovazione che può promuovere lo sviluppo è ripensare un modo di gestire la cosa pubblica realizzando UN SISTEMA A RETE sul territorio che permetta la partecipazione dei cittadini alla gestione ed al controllo. O si ha paura?
Innovazione significa trasparenza e informazione su come sono utilizzate le risorse di un territorio, ivi comprese le risorse finanziarie pagate dai cittadini, e mettere fine a speculazione e sperperi. Significa realizzare un rapporto tra mondo produttivo e territorio tra questi e la società, la città, le istituzioni. Innovare significa anche conoscere e rendere noto il mondo delle imprese, la loro produttività, i fatturati, i profitti, gli investimenti per comprendere quale ruolo intendono svolgere gli imprenditori per rispondere alle esigenze, ai bisogni, alle aspettative del territorio e dei suoi abitanti, oltre che per soddisfare i propri conti in banca.
Nella nostra provincia, malgrado massicci investimenti per dar vita e sostenere il sistema produttivo industriale, non si sono mai risolti i problemi della piena occupazione, di un decente reddito pro-capite, di una crescita della qualità della vita, di una formazione professionale adeguata e di una scuola moderna. Riflettere sul passato è necessario per capire e per non ripetere errori. Occorre avere idee, capacità e coraggio per dotarsi di un sistema che dia risposte a tutti.
Anno 2000: comunicati stampa
L’imbarazzo prende chiunque, nei periodi elettorali, da qualche anno a questa parte. Per la sinistra, dopo anni in cui si arretra ogni giorno un po’ di più, il momento elettorale è sentito ancora, a livello diffuso, ma in maniera informe, come importante. Dunque appare sempre di più come una potenzialità incapace di esprimersi. Stiamo diventando, come tutti, idealisti: il materialista pensa che sia necessario cambiare la vita, le sue condizioni materiali, perché solo in questo modo le idee, i pensieri degli uomini, saranno liberi. Oggi a molti sembra di non poter più cambiare la vita, come voleva il movimento operaio. Ad adeguarsi saranno le idee, in un modo che sia meno contraddittorio rispetto alla vita cui si è costretti: cambiamo i nostri bisogni in modo che essi si adeguino ad una realtà sempre peggiore.
Noi continuiamo a voler cambiare la vita. E sono anni che la difficoltà di adeguarci, nel momento elettorale, si fa sempre più grande.
Proviamo a seguire l’idealismo di D’Alema: siamo un Paese normale, in cui vige l’alternanza. Si va al voto per giudicare chi ha governato. Chi non è soddisfatto può cambiare il suo voto. Questa è l’idea che precede la realtà. Alternare, appunto, come al mercato, nella convinzione che alternare un prodotto con l’altro dia ricchezza al mercato, obbligando i partecipanti a concorrere in modo sempre più accorto. Dunque oggi, stando a questa logica dovremmo scegliere Storace. Seguirebbero gli insulti e i saluti tolti: il Manifesto scomunica da anni per molto meno. Ma naturalmente non abbiamo alcuna voglia di seguire l’idealismo dalemiano fino ai sui esiti ultimi.
La nostra coscienza, del resto, potrebbe tranquillamente sporcarsi votando per Badaloni, dato che dal suo insediamento, non facciamo altro che denunciarne l’in(f)etta azione. Per chi come noi non vede esaurire la propria partecipazione democratica nel solo momento elettorale, in fondo, sarebbe semplice usare il voto senza caricarlo di troppi significati. Più difficile è questa scelta per chi ha riposto in quella matita in mano, nella penombra dell’urna, tutto intero il proprio essere cittadino e cerca dei pensieri, delle ragioni che lo motivino a scegliere, idealisticamente – appunto – a prescindere dalla propria condizione materiale, dalle trasformazioni subite nella propria esistenza.
Questa è l’ultima volta, si dice ogni volta. Trionfa il comunquismo. Andremo a votare, dunque. Ma in ordine sparso. Chiediamo resistenza e nello stesso tempo la capacità di ripensare i nostri valori. Vorremmo fare un passo avanti. Sappiamo di doverlo fare, anche per conto terzi, a partire dal 17 aprile.