6. RIFLESSIONE. ELENA LIOTTA: GANDHI, LOCALISMO E DECRESCITA
[Ringraziamo Elena Liotta (per contatti: e_liotta@yahoo.it) per averci messo a disposizione il testo della seguente conferenza comemmorativa di Gandhi tenuta a Orvieto nel gennaio 2010 nell'ambito del "Laboratorio sugli stili di vita" (che include decrescita, localismo e nonviolenza).
Elena Liotta, nata a Buenos Aires il 25 settembre 1950, risiede a Orvieto, in Umbria; e' psicoterapeuta e psicologa analista, membro dell'Ordine degli Psicologi dell'Umbria, membro dell'Apa (American Psychological Association), socia fondatrice del Pari Center for New Learning; oltre all'attivita' psicoterapica, svolta prevalentemente con pazienti adulti, in setting individuale, di coppia e di gruppo, ha svolto e svolge altre attivita' culturali e organizzative sempre nel campo della psicologia e della psicoanalisi; tra le sue esperienze didattiche: professoressa di Psicologia presso la "American University of Rome"; docente in corsi di formazione, e coordinatrice-organizzatrice di corsi di formazione a carattere psicologico, per servizi pubblici e istituzioni pubbliche e private; didatta presso l'Aipa, societa' analitica accreditata come scuola di specializzazione post-laurea, per la formazione in psicoterapia e per la formazione di psicologi analisti; tra le altre esperienze parallele alla professione psicoterapica e didattica: attualmente svolge il ruolo di Coordinatrice psicopedagogica e consulente dei servizi sociali per il Comune di Orvieto, e di Coordinatrice tecnico-organizzativa di ambito territoriale per la Regione Umbria nell'Ambito n. 12 di Orvieto (dodici Comuni), per la ex- Legge 285, sul sostegno all'infanzia e adolescenza e alle famiglie, occupandosi anche della formazione e monitoraggio dei nuovi servizi; e' stata assessore alle politiche sociali presso il Comune di Orvieto; dopo la prima laurea ha anche lavorato per alcuni anni in campo editoriale, redazionale e bibliografico-biblioteconomico (per "L'Espresso", "Reporter", Treccani, Istituti di ricerca e biblioteche). Autrice anche di molti saggi apparsi in riviste specializzate e in volumi collettanei, tra le opere di Elena Liotta segnaliamo particolarmente Educare al Se', Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2001; Le solitudini nella societa' globale, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2003; con L. Dottarelli e L. Sebastiani, Le ragioni della speranza in tempi di caos, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2004; Su Anima e Terra. Il valore psichico del luogo, Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2005; La maschera trasparente, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2006; A modo mio. Donne tra creativita' e potere, Magi, Roma 2007.
Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu' grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e principio d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra, avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei leader del Partito del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico. Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il 30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va mitizzato, e che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua riflessione, della sua opera. Opere di Gandhi: essendo Gandhi un organizzatore, un giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione, oltre che una natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton; Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento (traduzione del fondamentale libro di Gandhi: Hind Swaraj; ora disponibile anche in nuova traduzione col titolo Vi spiego i mali della civilta' moderna, Gandhi Edizioni); La cura della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e fondamentale, libro di Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi sono stati pubblicati da Comunita': la nota e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita'; da Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio pensiero, e La voce della verita'; Feltrinelli ha recentemente pubblicato l'antologia Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi: tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori, e quello di Christine Jordis, Gandhi, Feltrinelli. Tra gli studi cfr. Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e' quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L. Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella di Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e' quella di Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999; tra le piu' recenti pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini, L'amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi in un'eta' di terrorismi, Unicopli, Milano 2006; Giuliano Pontara, L'antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ega, Torino 2006]
La disposizione a soffrire, invece di far soffrire gli altri, e lessenza della non-violenza
(Mohandas K. Gandhi)
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La frase di Gandhi non e un invito al masochismo. Si tratta di coltivare lo spirito di base per sopportare rinunce, che pur creandoci disagio, vanno a favore di altri esseri umani in condizioni peggiori delle nostre. E per poter sperare che in caso di bisogno qualcuno lo faccia anche per noi. Un atteggiamento di questo tipo costituisce il nucleo della fratellanza umana, predicata da tutti i maestri spirituali del mondo fino ai giorni nostri e funzionerebbe da salvaguardia nei confronti di tutte le guerre.
Non ce bisogno di essere, o voler diventare, monaci e santi per capire che in situazioni particolari e la vita stessa a chiederci di rinunciare, ridimensionarci, fare un passo indietro, per il bene comune e per evitare la distruzione di tutti.
Gandhi sostiene che le pratiche nonviolente di resistenza passiva hanno addirittura bisogno della poverta per poter vincere davvero. Non la poverta concreta, subita, che non puo dare garanzie di liberta. Ma quella interiore, la determinazione del non-attaccamento, di chi non teme di perdere nulla, essendo indifferente al possesso, anche della vita stessa. Suona quasi eroico. O forse meglio sobrio, austero. Comunque insolito oggi.
Le parole dei grandi pensatori sono spesso affascinanti e tremende, per chi vive nellodierna societa dei consumi ed e purtroppo dipendente da strati di possedimenti materiali, anche i piu banali e inutili.
Oltre che della poverta, la nonviolenza avrebbe bisogno per affermarsi come lotta, anche della verita, altra potenziale fonte di sofferenza. Dire e ascoltare la verita fa spesso male. E una sua caratteristica. Io credo che la verita faccia proprio salute, per quanto procuri a volte dolore, come molte terapie, soprattutto allinizio, a seconda di quanto si e intossicati. Si sa pero che il medico pietoso non aiuta la guarigione!
Ma vediamo ancora la posizione di Gandhi: la ricerca della verita non ammette luso della violenza nei confronti dellavversario che puo avere idee diverse dalle nostre. La verita, al contrario, ha bisogno di pazienza e comprensione, soprattutto quando si cerca di distogliere laltro da un presupposto errore. Ma, tornando a un punto nevralgico: la pazienza e sofferenza, dice Gandhi. E tutti lo sanno per esperienza. Per questo la difesa della verita avviene primariamente attraverso la nostra sofferenza e non quella dellavversario (di cui non possiamo controllare il grado di pazienza).
Spostiamoci di livello. La democrazia e la civilta ci chiedono la sospensione della violenza bruta, della sopraffazione, dellautoritarismo.
L avversario non deve essere distrutto, ne concretamente ne simbolicamente. Tenere a bada gli impulsi di predazione e annientamento dellaltro, produce negli esseri umani iscritti nella legge del piu forte, quella sofferenza gia identificata da Freud come il disagio della civilta. Vivere in societa umane comporta, in qualche misura, la rinuncia al personale egoismo. Purtroppo la storia ci mostra come la bestia crudele sia pronta a riaffacciarsi non appena fiuta lopportunita per affondare gli artigli. Gli addomesticamenti sono sempre temporanei e non bisogna abbassare la guardia nelleducazione.
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Nonviolenza, solidarieta e processi educativi
Sempre Gandhi: Leducazione alla resistenza passiva e la migliore e piu nobile educazione. Non si vorra negare infatti che un bambino, prima di iniziare a scrivere e a conoscere il mondo, debba sapere che cosa e lanima, che cosa e la verita, che cosa e lamore, e quali forze siano latenti nellanima. Dovrebbe essere essenziale per una vera educazione, che un bambino imparasse che nella lotta della vita si puo facilmente sconfiggere lodio con lamore, il falso con la verita e la violenza con la sofferenza.
Accidenti! Solo retorica idealizzante, illusioni impossibili da realizzare? Eppure lempatia, i neuroni specchio, la solidarieta, lalterita, il rispetto per la diversita
tutte parole che circolano sempre piu spesso a ricordarci – mentre stiamo diventando globali, planetari – la comune origine e natura di esseri umani. Il lato buono, quello naturalmente sociale e cooperativo degli esseri umani. Ce anche quello, si.
Consideriamo il pensiero di Gandhi intorno alla crescita delle nuove generazioni sullo sfondo delle festivita natalizie da poco trascorse, momento in cui lorgia consumistica dellOccidente trova la sua piena espressione. Mentre disastri naturali o provocati dalluomo, riducono se possibile in maggiore poverta chi e gia povero. Guardiamola, la nave da crociera delle vacanze ricche, mentre solca i Caraibi dopo il terremoto di Haiti
Senza un radicale ritorno alla fratellanza umana, qualsiasi discorso che alluda al cambiamento di stile di vita rimane lettera morta. Figuriamoci quando neanche si pensa alla necessita di un cambiamento e addirittura si spera e si lavora per il ripristino dello stato precedente alla crisi economica.
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Da Gandhi allEuropa in guerra
Nel 1941, in unintervista, Carl Gustav Jung parla del ritorno forzato a una vita semplice, a causa della guerra, usando parole come colpo di fortuna. Benche non intrapreso volontariamente e anche sofferto, questo ritorno gli appare come unoccasione per la rinascita dellinteriorita.
La maggiore facilita nelle comunicazioni e le sensazioni a buon mercato offerte dal cinema, dalla radio, dai giornali e da mille altre occasioni di ogni sorta, hanno in questi ultimi anni fatto avvicinare piu a grandi passi la vita umana alla frenesia della vita americana. Quanto a divorzi, Zurigo ha perfino gia uguagliato i record americani. Tutti i mezzi che dovrebbero servire a far risparmiare tempo, come la facilita nelle comunicazioni e altre comodita, paradossalmente non servono affatto a questo scopo ma solo a riempire talmente il tempo a disposizione che poi non ne rimane piu per nulla. E inevitabile allora che ne derivino fretta convulsa, superficialita e affaticamento nervoso, con tutti i sintomi concomitanti, come fame di stimoli, impazienza, irritabilita e instabilita. Un simile stato puo portare a tutto fuorche a un arricchimento della mente e del cuore.
Alla domanda: Lei crede a un ritorno ai tesori della nostra civilta? Jung risponde: Come mostra lincremento nelle vendite librarie che si e verificato in alcuni paesi, in casi estremi potra perfino succedere che si torni a prendere in mano un buon libro
senza uno stato di necessita alla massa non verrebbe mai in mente di ritornare ai tesori della civilta. Alluomo e stata cosi a lungo inculcata lillusione di un continuo e progressivo miglioramento della civilta che si cerca di dimenticare piu in fretta possibile cio che e vecchio per non perdere la coincidenza con il mondo nuovo e migliore, la cui immagine viene continuamente sbandierata sotto il naso della gente da incorreggibili progressisti. La nostra nevrastenica ricerca della novita di domani e una malattia e non e civilta. Civilta significa essenzialmente continuita e prevede unampia conservazione dellantico
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E questo nel 1941, che ne direbbe oggi Jung? Anche i tesori della civilta sono visti oggi come merce da vendere, al pari del territorio, dei luoghi sacri, delle memorie, di tutto cio che avrebbe valenze altre da quelle commerciali.
Cose lanima, cose la verita, cose lamore. Gli interrogativi di Gandhi per le nuove generazioni, come possono trovare risposte in una cultura che rende materiale e vendibile anche cio che materiale non e, non e mai stato e mai sara?
Lo psicologo analista aggiunge che senza anima, senza verita, senza amore non si vive o si vive male, si sta sempre peggio. E malattia. Lessere umano e fatto cosi.
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Localismo e Decrescita
Due parole che da qualche anno circolano nella cultura contemporanea, attraversando vari ambiti a partire dalleconomia per arrivare fino alla psicologia. Priviamo a definire e differenziare.
Localismo. Essere, rimanere vicini alle cose e a se stessi, rispettando la soggettivita, per vivere unesistenza di prima mano, diminuendo limpatto alienante e sempre piu esasperato dellattuale societa avanzata. Nella sua radice etimologica di legame con il luogo, Localismo suggerisce una visione spaziale che al centro pone il qui ed ora, la consapevolezza, la testimonianza dellessere umano.
Decrescita, per il suo riferimento antagonista alla crescita, richiama la misura, omeostasi vitale (ricordiamo Piccolo e bello, fine anni 60, di F. Schumacher), ed e più fenomenico in generale (tutto cresce e decresce, la vita stessa). In realta il termine si puo applicare a qualsiasi fenomeno e non sempre in modo appropriato. Ad esempio, diciamo che la luna cresce e decresce (agli occhi degli esseri umani) mentre sappiamo che rimane sempre della stessa misura, e si tratta di movimenti dombra e luce. Dato che ogni spostamento compare nel campo in relazione ad altro, attribuire un valore qualitativo univoco risulta pericoloso: e meglio o peggio crescere o decrescere? Sara meglio o peggio, essere decrescenti e localisti rispetto a globalizzati e in perenne via di sviluppo? Mah! Chi lo sa? Dipende da cosa, come, quando e perche!
Parole, come decrescita e localismo, utilizzate con nuovi significati vanno intese come indicazioni, direzioni, per raccogliere fenomeni e dati, situazioni e vissuti, parlando della vita contemporanea e della molteplicita di fattori che influenzano la nostra quotidianita. Che sorgano discussioni e diverse interpretazioni rispetto alla loro utilita e il minimo che possa accadere. Soprattutto quando la parola crescere e lidea di grandezza sono state caricate di positivita – si veda la gara mondiale dei costosissimi grattacieli – nel mito dellandare oltre, superare limiti, uscire da ristrettezze e frustrazioni, in ogni senso e dimensione.
Le due parole denotano anche raggruppamenti umani, associazioni, movimenti di idee e di pratiche che si propongono di trasformare gli stili di vita della societa contemporanea occidentale, ritenendo che alcune conseguenze a lungo e breve termine dellattuale sistema produttivo e consumistico, siano realmente minacciose per la salute umana e del pianeta, quindi non piu sostenibili a causa di una rottura di equilibri dovuta al troppo.
Alcune discipline umanistiche come la psicologia, la sociologia, lantropologia, che utilizzano il metodo scientifico dellosservazione, cioe luniversale capacita di guardare con attenzione, resa sofisticata grazie a tecniche di misurazione ed elaborazione di dati, continuano ad analizzare i comportamenti umani e le loro motivazioni. Emerge che oggi, pur vivendo con fatica i disagi connessi a un certo stile di vita, pur percependo la crisi generale e lesistenza di un resto del mondo che sopravvive in condizioni spesso inaccettabili, pur auspicando urgenti cambiamenti
sono pochissimi gli abitanti delle societa avanzate che mettono concretamente in discussione il proprio stile di vita e linfluenza che esso sta avendo sulle altre culture. Si dice che occorre farlo, lo si scrive, lo si proclama anche dalla politica internazionale con specifici documenti, ma le resistenze e le dipendenze rimangono feroci. Questo nucleo di menzogna collettiva e diffusa si aggrava con il tempo. Si aiutano i poveri, soprattutto in disgrazia, ma non si mette in collegamento la nostra ricchezza con la loro poverta. Non ci si puo permettere neanche di immaginare che la nostra ricchezza sia, anzi e, la loro poverta.
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Tecnologia e scienza: una supremazia piena di ombre
Perche la scienza, luogo di tanta creativita ed intelligenza umana, non riesce a trovare le soluzioni a questi problemi, si domandano alcuni con molta semplicita?
Senza la verita, direbbe Gandhi, quale che sia, e lammissione della difficolta, non si va avanti. Si sta fermi e si torna anche malamente indietro.
Eppure, tanto la psicoanalisi quanto la scienza hanno ormai ricondotto oggetto e soggetto nello stesso campo: neanche il semplice osservatore e staccato dalla cosa osservata e la sua presenza non e mai neutrale. E allora, non basterebbe gia questo? Siamo tuttuno con il mondo che stiamo consumando. Anzi ci stiamo autoconsumando.
Nel senso comune, invece, la parola scienza evoca ancora lattendibilita di dati e risultati oggettivi da collezionare, interpretare e poi applicare strumentalmente, nella generale fantasia di controllo onnipotente sulla realta. Verita opinabili sono imposte come fatti scientifici definitivi, laddove tutta la conoscenza e per principio, per onesta intellettuale, provvisoria. Troppi inneggiano ancora allintelligenza umana che ha prodotto la tecnologia, la quale funziona, perche copia e sostituisce la natura, anzi di piu: manda luomo sulla luna, produce virus e armi efficienti, oltre che alimenti, medicine e strumenti di guarigione, commercializzando il tutto, indifferentemente, a vantaggio di pochi. Ma che dire dellidiozia della scienza? dei suoi fallimenti, della sua incapacita a prevedere e prevenire conseguenze letali per la specie umana? La scienza – e le sue filiazioni in perpetuo aggiornamento – non va disgiunta dalla conoscenza dei processi mentali che la sostanziano dalla sua origine fino allapplicazione, e poi alla ricezione da parte di chi la utilizza o subisce. La storia del vaccino antinfluenzale e un esempio lampante. Tutto un lavoro di influenzamento psicologico. La governabilita dei gruppi umani nasce dalla paura per la sopravvivenza e si appoggia ai bisogni di appartenenza e alla competizione per le risorse. La scienza tecnologica ha inoltre fornito il grandioso strumento dei mass-media a chi detiene il potere/controllo. In tutto questo, potremmo dire parafrasando James Hillman, che si riferisce alla psicoanalisi: Cento anni di scienza (o duecento, trecento, quel che e) e il mondo va sempre peggio
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Credo che anche Gandhi abbia tentato questo richiamo al buon senso di fronte alla tecnologia applicata alla vita quotidiana, quando nella sua rivoluzione nonviolenta invitava a non abbandonare la tradizionale tessitura a mano, di fronte al dilagare dellindustria tessile in India.
Sorge inevitabile un dubbio: sembra che a partire dalla rivoluzione industriale ci abbiano spacciato per scienza e per tecnologia, come strumenti oggettivi e quindi veri, solo lennesimo mito, lennesima narrazione collettiva che luomo si autopropone per tollerare la sua ignoranza e la sua angoscia esistenziale. Non siamo, purtroppo, piu felici che in passato, la scienza ci ha dato pochissimo su questo piano, insieme a tantissime complicazioni e una vita intasata e soffocante. Di certo ci ha dato solo un po di longevita, non sempre ben vissuta, e poi tante comodita, ma solo a noi fortunati, invischiati peraltro in nuove dipendenze.
Lillusione governa sempre la mente umana finche ce vita, ma quella della scienza e davvero micidiale, puntando come fa, a tutti i costi, verso limmortalita e lonnipotenza, e trascurando nel frattempo la vita dellanima. Il concreto quotidiano? Lipertrofia tecnologica ci sta stritolando, corpo e mente, ci inonda di rifiuti, ci succhia denaro (la tecnologia comunicativa e informatica e al top dei consumi, insieme a quella farmaceutica).
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Quando il buon senso si trasforma in novita
La Decrescita, ora intesa come movimento di idee e di pratiche, ritiene che si possa vivere decorosamente e rispettare lambiente naturale e sociale che ci circonda, diminuendo alcuni eccessi che caratterizzano lo stile di vita della societa tecnologicamente avanzata. La diminuzione non e sempre un male, anzi a volte e una liberazione, un togliere carichi inutili, un salutare snellimento della vita, un recupero di abitudini, modi di fare ed essere, troppo velocemente spazzati via da induzioni massmediatiche e manipolative, legate al sistema produttivo consumistico, dilagate dal secondo dopoguerra in poi. Si parla di poche decine di anni, in fondo. Correggere la rotta si puo, su questi piani, per ora, con scelte individuali, di piccoli gruppi che non scalfiscono piu di tanto la macroeconomia, anche se le clamorose crisi del sistema finanziario dovrebbero far riflettere. Molti pensatori del dopoguerra, critici della societa dei consumi, e altri odierni dicono: bisogna arrivare alla crisi totale, alla catastrofe, solo cosi le cose cambieranno. Oltre che triste, questa visione appare come il rovescio dellonnipotenza: cioe impotenza distruttiva. Che tutto collassi, muoia Sansone con tutti i filistei!. Non e molto intelligente. Basterebbe fermarsi a pensare
Troppo semplice? Ce il fascino lugubre di ricostruire ex novo sulle macerie che incalza sempre.
La Decrescita non vuole la catastrofe e non pensa di poter cambiare il mondo senza fatica e pazienza. Comincia invece a cercare di cambiare realta prossime, possibili, vicine, umanamente sostenibili. Ecco qui laggancio diretto al Localismo. La convergenza tra Localismo e Decrescita e un fatto intrinseco e non deve trasformarsi in una questione di lana caprina o di priorita enunciative. Entrambi i vertici di osservazione si puntano sulla stessa realta e fanno riferimento a simili fonti e oggetti di approfondimento.
Il Localismo raggruppa in modo meno formalizzato diverse correnti che scelgono una sintonia nella spazialita oltre che nella misura cui allude la Decrescita. In un certo senso, stando alle parole, Localismo potrebbe contenere Decrescita: in una dimensione di maggiore vicinanza si puo realizzare la decrescita (ad esempio dei km di trasporto per gli alimenti, quindi delle risorse energetiche, dellinquinamento, ecc.). Pero, si potrebbe anche dire il contrario: una visione di decrescita spinge verso un atteggiamento localista (stare vicini, organizzarsi, con le risorse disponibili). Non ce dubbio che lo sviluppo incontrollato dei trasporti e lampliarsi dellorizzonte fino alla globalizzazione, abbiano accelerato la diffusione del sistema capitalistico e del consumo con tutti i problemi che ora stanno esplodendo, nellambiente naturale e sociale del pianeta.
Se Gandhi fosse vivo oggi, lancerebbe forse una campagna di boicottaggio del trasporto aereo, per impedire la costruzione di nuovi aeroporti. Se i viaggiatori si rifiutassero di prendere laereo il sistema, forse, capirebbe. Ma lui, per quanto possibile, si spostava gia allora sempre a piedi, un passo dopo laltro, la marcia
Sono i consumatori a poter mettere in scacco i produttori, soprattutto di beni non vitali. Pero, se chi e convinto di unidea non riesce ad applicarla neanche nel suo piccolo, in cui e sovrano, perche dovrebbero riuscirci coloro che ne dubitano o quelli che neppure ci pensano?
Il Localismo alimenta un atteggiamento interno di maggiore prossimita e consapevolezza verso se stessi e gli altri. Perche si realizzi una decrescita convinta e convincente, non basta il discorso puramente economico, sul Pil o altro che sia, non bastano neanche le pratiche, si tratti di raccolta differenziata, energia solare, eolica, altra, oppure la diffusione dei Gruppi di acquisto solidale e altre iniziative elencate in opportuni manuali, se tutto questo non fa contemporaneamente nascere modi nuovi di esistere nel tempo e nello spazio e relazioni qualitativamente diverse tra gli esseri umani.
Lascio chiudere a Jung, che si riferiva, sempre nel 1941 alla Svizzera (!): Piu che gli eccitati discorsi di rinnovamento e gli isterici tentativi di creare un nuovo orientamento politico, trovo salutari per la nostra patria limparziale scetticismo nei confronti degli sproloqui della propaganda, cosi legati alle mode, la piu istintiva prossimita alla natura e il riconoscimento dei propri limiti. Tra qualche tempo si scoprira che nella storia del mondo non e mai accaduto niente di realmente nuovo. Si potrebbe parlare di una vera novita solo nel caso in cui si verificasse linimmaginabile: che ragione, umanita e amore riportassero una vittoria perenne.
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Nota. Alcuni riferimenti per lapprofondimento
Sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta@sis.it. Altre fonti: Centro di ricerca per la pace di Viterbo, foglio La nonviolenza e in cammino (redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/ ).Per ricevere questo foglio e’ sufficiente cliccare su: nonviolenza-request@peacelink.it?subject=subscribe
La lettura del Manifesto del Localismo (www.localismus.com) esplicita per sommi capi alcune specificita che si possono articolare ulteriormente in discussioni laboratoriali, con riguardo alle pratiche, punto per punto, usufruendo dellesperienza reale quotidiana e dellautosservazione dei partecipanti. Iniziative culturali di taglio piu ampio (economia, ambiente, ecologia, politica, grandi eventi mondiali e altro) sensibilizzano un pubblico piu generale. Si veda a questo proposito anche il sito www.ambientescienze e le relative attivita.
Per la Decrescita si veda il sito www.decrescita.it
di Elena Liotta: testo della seguente conferenza commemorativa di Gandhi tenuta a Orvieto nel gennaio 2010 nell’ambito del “Laboratorio sugli stili di vita” (che include decrescita, localismo e nonviolenza).
Elena Liotta, nata a Buenos Aires il 25 settembre 1950, risiede a Orvieto, in Umbria; e’ psicoterapeuta e psicologa analista, membro dell’Ordine degli Psicologi dell’Umbria, membro dell’Apa (American Psychological Association), socia fondatrice del Pari Center for New Learning; oltre all’attivita’ psicoterapica, svolta prevalentemente con pazienti adulti, in setting individuale, di coppia e di gruppo, ha svolto e svolge altre attivita’ culturali e organizzative sempre nel campo della psicologia e della psicoanalisi; tra le sue esperienze didattiche: professoressa di Psicologia presso la “American University of Rome”; docente in corsi di formazione, e coordinatrice-organizzatrice di corsi di formazione a carattere psicologico, per servizi pubblici e istituzioni pubbliche e private; didatta presso l’Aipa, societa’ analitica accreditata come scuola di specializzazione post-laurea, per la formazione in psicoterapia e per la formazione di psicologi analisti; tra le altre esperienze parallele alla professione psicoterapica e didattica: attualmente svolge il ruolo di Coordinatrice psicopedagogica e consulente dei servizi sociali per il Comune di Orvieto, e di Coordinatrice tecnico-organizzativa di ambito territoriale per la Regione Umbria nell’Ambito n. 12 di Orvieto (dodici Comuni), per la ex- Legge 285, sul sostegno all’infanzia e adolescenza e alle famiglie, occupandosi anche della formazione e monitoraggio dei nuovi servizi; e’ stata assessore alle politiche sociali presso il Comune di Orvieto; dopo la prima laurea ha anche lavorato per alcuni anni in campo editoriale, redazionale e bibliografico-biblioteconomico (per “L’Espresso”, “Reporter”, Treccani, Istituti di ricerca e biblioteche). Autrice anche di molti saggi apparsi in riviste specializzate e in volumi collettanei, tra le opere di Elena Liotta segnaliamo particolarmente Educare al Se’, Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2001; Le solitudini nella societa’ globale, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2003; con L. Dottarelli e L. Sebastiani, Le ragioni della speranza in tempi di caos, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2004; Su Anima e Terra. Il valore psichico del luogo, Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2005; La maschera trasparente, La Piccola Editrice, Celleno (Vt) 2006; A modo mio. Donne tra creativita’ e potere, Magi, Roma 2007.
Mohandas K. Gandhi e’ stato della nonviolenza il piu’ grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della nonviolenza come proposta d’intervento politico e sociale e principio d’organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra, avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro’ le tecniche della nonviolenza. Nel 1915 torno’ in India e divenne uno dei leader del Partito del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico. Guido’ grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu’ la teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il 30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e’ tale la grandezza di quest’uomo che una volta di piu’ occorre ricordare che non va mitizzato, e che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti discutibili – che pure vi sono – della sua figura, della sua riflessione, della sua opera. Opere di Gandhi: essendo Gandhi un organizzatore, un giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d’azione, oltre che una natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita’. In italiano l’antologia migliore e’ Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi; si vedano anche: La forza della verita’, vol. I, Sonda; Villaggio e autonomia, Lef; l’autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la liberta’, Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton; Civilta’ occidentale e rinascita dell’India, Movimento Nonviolento (traduzione del fondamentale libro di Gandhi: Hind Swaraj; ora disponibile anche in nuova traduzione col titolo Vi spiego i mali della civilta’ moderna, Gandhi Edizioni); La cura della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e fondamentale, libro di Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi sono stati pubblicati da Comunita’: la nota e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita’; da Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio pensiero, e La voce della verita’; Feltrinelli ha recentemente pubblicato l’antologia Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi massacrare?, in “Micromega” n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi: tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori, e quello di Christine Jordis, Gandhi, Feltrinelli. Tra gli studi cfr. Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il Mulino; Gandhi e l’India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e’ quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L. Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti Pischel, Louis Fischer. Un’agile introduzione e’ quella di Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e’ quella di Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999; tra le piu’ recenti pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini, L’amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con la verita’. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da’ vita. Ricominciare con Gandhi in un’eta’ di terrorismi, Unicopli, Milano 2006; Giuliano Pontara, L’antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ega, Torino 2006]
La disposizione a soffrire, invece di far soffrire gli altri, e lessenza della non-violenza
(Mohandas K. Gandhi)
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La frase di Gandhi non e un invito al masochismo. Si tratta di coltivare lo spirito di base per sopportare rinunce, che pur creandoci disagio, vanno a favore di altri esseri umani in condizioni peggiori delle nostre. E per poter sperare che in caso di bisogno qualcuno lo faccia anche per noi. Un atteggiamento di questo tipo costituisce il nucleo della fratellanza umana, predicata da tutti i maestri spirituali del mondo fino ai giorni nostri e funzionerebbe da salvaguardia nei confronti di tutte le guerre.
Non ce bisogno di essere, o voler diventare, monaci e santi per capire che in situazioni particolari e la vita stessa a chiederci di rinunciare, ridimensionarci, fare un passo indietro, per il bene comune e per evitare la distruzione di tutti.
Gandhi sostiene che le pratiche nonviolente di resistenza passiva hanno addirittura bisogno della poverta per poter vincere davvero. Non la poverta concreta, subita, che non puo dare garanzie di liberta. Ma quella interiore, la determinazione del non-attaccamento, di chi non teme di perdere nulla, essendo indifferente al possesso, anche della vita stessa. Suona quasi eroico. O forse meglio sobrio, austero. Comunque insolito oggi.
Le parole dei grandi pensatori sono spesso affascinanti e tremende, per chi vive nellodierna societa dei consumi ed e purtroppo dipendente da strati di possedimenti materiali, anche i piu banali e inutili.
Oltre che della poverta, la nonviolenza avrebbe bisogno per affermarsi come lotta, anche della verita, altra potenziale fonte di sofferenza. Dire e ascoltare la verita fa spesso male. E una sua caratteristica. Io credo che la verita faccia proprio salute, per quanto procuri a volte dolore, come molte terapie, soprattutto allinizio, a seconda di quanto si e intossicati. Si sa pero che il medico pietoso non aiuta la guarigione!
Ma vediamo ancora la posizione di Gandhi: la ricerca della verita non ammette luso della violenza nei confronti dellavversario che puo avere idee diverse dalle nostre. La verita, al contrario, ha bisogno di pazienza e comprensione, soprattutto quando si cerca di distogliere laltro da un presupposto errore. Ma, tornando a un punto nevralgico: la pazienza e sofferenza, dice Gandhi. E tutti lo sanno per esperienza. Per questo la difesa della verita avviene primariamente attraverso la nostra sofferenza e non quella dellavversario (di cui non possiamo controllare il grado di pazienza).
Spostiamoci di livello. La democrazia e la civilta ci chiedono la sospensione della violenza bruta, della sopraffazione, dellautoritarismo.
L avversario non deve essere distrutto, ne concretamente ne simbolicamente. Tenere a bada gli impulsi di predazione e annientamento dellaltro, produce negli esseri umani iscritti nella legge del piu forte, quella sofferenza gia identificata da Freud come il disagio della civilta. Vivere in societa umane comporta, in qualche misura, la rinuncia al personale egoismo. Purtroppo la storia ci mostra come la bestia crudele sia pronta a riaffacciarsi non appena fiuta lopportunita per affondare gli artigli. Gli addomesticamenti sono sempre temporanei e non bisogna abbassare la guardia nelleducazione.
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Nonviolenza, solidarieta e processi educativi
Sempre Gandhi: Leducazione alla resistenza passiva e la migliore e piu nobile educazione. Non si vorra negare infatti che un bambino, prima di iniziare a scrivere e a conoscere il mondo, debba sapere che cosa e lanima, che cosa e la verita, che cosa e lamore, e quali forze siano latenti nellanima. Dovrebbe essere essenziale per una vera educazione, che un bambino imparasse che nella lotta della vita si puo facilmente sconfiggere lodio con lamore, il falso con la verita e la violenza con la sofferenza.
Accidenti! Solo retorica idealizzante, illusioni impossibili da realizzare? Eppure lempatia, i neuroni specchio, la solidarieta, lalterita, il rispetto per la diversita
tutte parole che circolano sempre piu spesso a ricordarci – mentre stiamo diventando globali, planetari – la comune origine e natura di esseri umani. Il lato buono, quello naturalmente sociale e cooperativo degli esseri umani. Ce anche quello, si.
Consideriamo il pensiero di Gandhi intorno alla crescita delle nuove generazioni sullo sfondo delle festivita natalizie da poco trascorse, momento in cui lorgia consumistica dellOccidente trova la sua piena espressione. Mentre disastri naturali o provocati dalluomo, riducono se possibile in maggiore poverta chi e gia povero. Guardiamola, la nave da crociera delle vacanze ricche, mentre solca i Caraibi dopo il terremoto di Haiti
Senza un radicale ritorno alla fratellanza umana, qualsiasi discorso che alluda al cambiamento di stile di vita rimane lettera morta. Figuriamoci quando neanche si pensa alla necessita di un cambiamento e addirittura si spera e si lavora per il ripristino dello stato precedente alla crisi economica.
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Da Gandhi allEuropa in guerra
Nel 1941, in unintervista, Carl Gustav Jung parla del ritorno forzato a una vita semplice, a causa della guerra, usando parole come colpo di fortuna. Benche non intrapreso volontariamente e anche sofferto, questo ritorno gli appare come unoccasione per la rinascita dellinteriorita.
La maggiore facilita nelle comunicazioni e le sensazioni a buon mercato offerte dal cinema, dalla radio, dai giornali e da mille altre occasioni di ogni sorta, hanno in questi ultimi anni fatto avvicinare piu a grandi passi la vita umana alla frenesia della vita americana. Quanto a divorzi, Zurigo ha perfino gia uguagliato i record americani. Tutti i mezzi che dovrebbero servire a far risparmiare tempo, come la facilita nelle comunicazioni e altre comodita, paradossalmente non servono affatto a questo scopo ma solo a riempire talmente il tempo a disposizione che poi non ne rimane piu per nulla. E inevitabile allora che ne derivino fretta convulsa, superficialita e affaticamento nervoso, con tutti i sintomi concomitanti, come fame di stimoli, impazienza, irritabilita e instabilita. Un simile stato puo portare a tutto fuorche a un arricchimento della mente e del cuore.
Alla domanda: Lei crede a un ritorno ai tesori della nostra civilta? Jung risponde: Come mostra lincremento nelle vendite librarie che si e verificato in alcuni paesi, in casi estremi potra perfino succedere che si torni a prendere in mano un buon libro
senza uno stato di necessita alla massa non verrebbe mai in mente di ritornare ai tesori della civilta. Alluomo e stata cosi a lungo inculcata lillusione di un continuo e progressivo miglioramento della civilta che si cerca di dimenticare piu in fretta possibile cio che e vecchio per non perdere la coincidenza con il mondo nuovo e migliore, la cui immagine viene continuamente sbandierata sotto il naso della gente da incorreggibili progressisti. La nostra nevrastenica ricerca della novita di domani e una malattia e non e civilta. Civilta significa essenzialmente continuita e prevede unampia conservazione dellantico
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E questo nel 1941, che ne direbbe oggi Jung? Anche i tesori della civilta sono visti oggi come merce da vendere, al pari del territorio, dei luoghi sacri, delle memorie, di tutto cio che avrebbe valenze altre da quelle commerciali.
Cose lanima, cose la verita, cose lamore. Gli interrogativi di Gandhi per le nuove generazioni, come possono trovare risposte in una cultura che rende materiale e vendibile anche cio che materiale non e, non e mai stato e mai sara?
Lo psicologo analista aggiunge che senza anima, senza verita, senza amore non si vive o si vive male, si sta sempre peggio. E malattia. Lessere umano e fatto cosi.
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Localismo e Decrescita
Due parole che da qualche anno circolano nella cultura contemporanea, attraversando vari ambiti a partire dalleconomia per arrivare fino alla psicologia. Priviamo a definire e differenziare.
Localismo. Essere, rimanere vicini alle cose e a se stessi, rispettando la soggettivita, per vivere unesistenza di prima mano, diminuendo limpatto alienante e sempre piu esasperato dellattuale societa avanzata. Nella sua radice etimologica di legame con il luogo, Localismo suggerisce una visione spaziale che al centro pone il qui ed ora, la consapevolezza, la testimonianza dellessere umano.
Decrescita, per il suo riferimento antagonista alla crescita, richiama la misura, omeostasi vitale (ricordiamo Piccolo e bello, fine anni 60, di F. Schumacher), ed e più fenomenico in generale (tutto cresce e decresce, la vita stessa). In realta il termine si puo applicare a qualsiasi fenomeno e non sempre in modo appropriato. Ad esempio, diciamo che la luna cresce e decresce (agli occhi degli esseri umani) mentre sappiamo che rimane sempre della stessa misura, e si tratta di movimenti dombra e luce. Dato che ogni spostamento compare nel campo in relazione ad altro, attribuire un valore qualitativo univoco risulta pericoloso: e meglio o peggio crescere o decrescere? Sara meglio o peggio, essere decrescenti e localisti rispetto a globalizzati e in perenne via di sviluppo? Mah! Chi lo sa? Dipende da cosa, come, quando e perche!
Parole, come decrescita e localismo, utilizzate con nuovi significati vanno intese come indicazioni, direzioni, per raccogliere fenomeni e dati, situazioni e vissuti, parlando della vita contemporanea e della molteplicita di fattori che influenzano la nostra quotidianita. Che sorgano discussioni e diverse interpretazioni rispetto alla loro utilita e il minimo che possa accadere. Soprattutto quando la parola crescere e lidea di grandezza sono state caricate di positivita – si veda la gara mondiale dei costosissimi grattacieli – nel mito dellandare oltre, superare limiti, uscire da ristrettezze e frustrazioni, in ogni senso e dimensione.
Le due parole denotano anche raggruppamenti umani, associazioni, movimenti di idee e di pratiche che si propongono di trasformare gli stili di vita della societa contemporanea occidentale, ritenendo che alcune conseguenze a lungo e breve termine dellattuale sistema produttivo e consumistico, siano realmente minacciose per la salute umana e del pianeta, quindi non piu sostenibili a causa di una rottura di equilibri dovuta al troppo.
Alcune discipline umanistiche come la psicologia, la sociologia, lantropologia, che utilizzano il metodo scientifico dellosservazione, cioe luniversale capacita di guardare con attenzione, resa sofisticata grazie a tecniche di misurazione ed elaborazione di dati, continuano ad analizzare i comportamenti umani e le loro motivazioni. Emerge che oggi, pur vivendo con fatica i disagi connessi a un certo stile di vita, pur percependo la crisi generale e lesistenza di un resto del mondo che sopravvive in condizioni spesso inaccettabili, pur auspicando urgenti cambiamenti
sono pochissimi gli abitanti delle societa avanzate che mettono concretamente in discussione il proprio stile di vita e linfluenza che esso sta avendo sulle altre culture. Si dice che occorre farlo, lo si scrive, lo si proclama anche dalla politica internazionale con specifici documenti, ma le resistenze e le dipendenze rimangono feroci. Questo nucleo di menzogna collettiva e diffusa si aggrava con il tempo. Si aiutano i poveri, soprattutto in disgrazia, ma non si mette in collegamento la nostra ricchezza con la loro poverta. Non ci si puo permettere neanche di immaginare che la nostra ricchezza sia, anzi e, la loro poverta.
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Tecnologia e scienza: una supremazia piena di ombre
Perche la scienza, luogo di tanta creativita ed intelligenza umana, non riesce a trovare le soluzioni a questi problemi, si domandano alcuni con molta semplicita?
Senza la verita, direbbe Gandhi, quale che sia, e lammissione della difficolta, non si va avanti. Si sta fermi e si torna anche malamente indietro.
Eppure, tanto la psicoanalisi quanto la scienza hanno ormai ricondotto oggetto e soggetto nello stesso campo: neanche il semplice osservatore e staccato dalla cosa osservata e la sua presenza non e mai neutrale. E allora, non basterebbe gia questo? Siamo tuttuno con il mondo che stiamo consumando. Anzi ci stiamo autoconsumando.
Nel senso comune, invece, la parola scienza evoca ancora lattendibilita di dati e risultati oggettivi da collezionare, interpretare e poi applicare strumentalmente, nella generale fantasia di controllo onnipotente sulla realta. Verita opinabili sono imposte come fatti scientifici definitivi, laddove tutta la conoscenza e per principio, per onesta intellettuale, provvisoria. Troppi inneggiano ancora allintelligenza umana che ha prodotto la tecnologia, la quale funziona, perche copia e sostituisce la natura, anzi di piu: manda luomo sulla luna, produce virus e armi efficienti, oltre che alimenti, medicine e strumenti di guarigione, commercializzando il tutto, indifferentemente, a vantaggio di pochi. Ma che dire dellidiozia della scienza? dei suoi fallimenti, della sua incapacita a prevedere e prevenire conseguenze letali per la specie umana? La scienza – e le sue filiazioni in perpetuo aggiornamento – non va disgiunta dalla conoscenza dei processi mentali che la sostanziano dalla sua origine fino allapplicazione, e poi alla ricezione da parte di chi la utilizza o subisce. La storia del vaccino antinfluenzale e un esempio lampante. Tutto un lavoro di influenzamento psicologico. La governabilita dei gruppi umani nasce dalla paura per la sopravvivenza e si appoggia ai bisogni di appartenenza e alla competizione per le risorse. La scienza tecnologica ha inoltre fornito il grandioso strumento dei mass-media a chi detiene il potere/controllo. In tutto questo, potremmo dire parafrasando James Hillman, che si riferisce alla psicoanalisi: Cento anni di scienza (o duecento, trecento, quel che e) e il mondo va sempre peggio
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Credo che anche Gandhi abbia tentato questo richiamo al buon senso di fronte alla tecnologia applicata alla vita quotidiana, quando nella sua rivoluzione nonviolenta invitava a non abbandonare la tradizionale tessitura a mano, di fronte al dilagare dellindustria tessile in India.
Sorge inevitabile un dubbio: sembra che a partire dalla rivoluzione industriale ci abbiano spacciato per scienza e per tecnologia, come strumenti oggettivi e quindi veri, solo lennesimo mito, lennesima narrazione collettiva che luomo si autopropone per tollerare la sua ignoranza e la sua angoscia esistenziale. Non siamo, purtroppo, piu felici che in passato, la scienza ci ha dato pochissimo su questo piano, insieme a tantissime complicazioni e una vita intasata e soffocante. Di certo ci ha dato solo un po di longevita, non sempre ben vissuta, e poi tante comodita, ma solo a noi fortunati, invischiati peraltro in nuove dipendenze.
Lillusione governa sempre la mente umana finche ce vita, ma quella della scienza e davvero micidiale, puntando come fa, a tutti i costi, verso limmortalita e lonnipotenza, e trascurando nel frattempo la vita dellanima. Il concreto quotidiano? Lipertrofia tecnologica ci sta stritolando, corpo e mente, ci inonda di rifiuti, ci succhia denaro (la tecnologia comunicativa e informatica e al top dei consumi, insieme a quella farmaceutica).
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Quando il buon senso si trasforma in novita
La Decrescita, ora intesa come movimento di idee e di pratiche, ritiene che si possa vivere decorosamente e rispettare lambiente naturale e sociale che ci circonda, diminuendo alcuni eccessi che caratterizzano lo stile di vita della societa tecnologicamente avanzata. La diminuzione non e sempre un male, anzi a volte e una liberazione, un togliere carichi inutili, un salutare snellimento della vita, un recupero di abitudini, modi di fare ed essere, troppo velocemente spazzati via da induzioni massmediatiche e manipolative, legate al sistema produttivo consumistico, dilagate dal secondo dopoguerra in poi. Si parla di poche decine di anni, in fondo. Correggere la rotta si puo, su questi piani, per ora, con scelte individuali, di piccoli gruppi che non scalfiscono piu di tanto la macroeconomia, anche se le clamorose crisi del sistema finanziario dovrebbero far riflettere. Molti pensatori del dopoguerra, critici della societa dei consumi, e altri odierni dicono: bisogna arrivare alla crisi totale, alla catastrofe, solo cosi le cose cambieranno. Oltre che triste, questa visione appare come il rovescio dellonnipotenza: cioe impotenza distruttiva. Che tutto collassi, muoia Sansone con tutti i filistei!. Non e molto intelligente. Basterebbe fermarsi a pensare
Troppo semplice? Ce il fascino lugubre di ricostruire ex novo sulle macerie che incalza sempre.
La Decrescita non vuole la catastrofe e non pensa di poter cambiare il mondo senza fatica e pazienza. Comincia invece a cercare di cambiare realta prossime, possibili, vicine, umanamente sostenibili. Ecco qui laggancio diretto al Localismo. La convergenza tra Localismo e Decrescita e un fatto intrinseco e non deve trasformarsi in una questione di lana caprina o di priorita enunciative. Entrambi i vertici di osservazione si puntano sulla stessa realta e fanno riferimento a simili fonti e oggetti di approfondimento.
Il Localismo raggruppa in modo meno formalizzato diverse correnti che scelgono una sintonia nella spazialita oltre che nella misura cui allude la Decrescita. In un certo senso, stando alle parole, Localismo potrebbe contenere Decrescita: in una dimensione di maggiore vicinanza si puo realizzare la decrescita (ad esempio dei km di trasporto per gli alimenti, quindi delle risorse energetiche, dellinquinamento, ecc.). Pero, si potrebbe anche dire il contrario: una visione di decrescita spinge verso un atteggiamento localista (stare vicini, organizzarsi, con le risorse disponibili). Non ce dubbio che lo sviluppo incontrollato dei trasporti e lampliarsi dellorizzonte fino alla globalizzazione, abbiano accelerato la diffusione del sistema capitalistico e del consumo con tutti i problemi che ora stanno esplodendo, nellambiente naturale e sociale del pianeta.
Se Gandhi fosse vivo oggi, lancerebbe forse una campagna di boicottaggio del trasporto aereo, per impedire la costruzione di nuovi aeroporti. Se i viaggiatori si rifiutassero di prendere laereo il sistema, forse, capirebbe. Ma lui, per quanto possibile, si spostava gia allora sempre a piedi, un passo dopo laltro, la marcia
Sono i consumatori a poter mettere in scacco i produttori, soprattutto di beni non vitali. Pero, se chi e convinto di unidea non riesce ad applicarla neanche nel suo piccolo, in cui e sovrano, perche dovrebbero riuscirci coloro che ne dubitano o quelli che neppure ci pensano?
Il Localismo alimenta un atteggiamento interno di maggiore prossimita e consapevolezza verso se stessi e gli altri. Perche si realizzi una decrescita convinta e convincente, non basta il discorso puramente economico, sul Pil o altro che sia, non bastano neanche le pratiche, si tratti di raccolta differenziata, energia solare, eolica, altra, oppure la diffusione dei Gruppi di acquisto solidale e altre iniziative elencate in opportuni manuali, se tutto questo non fa contemporaneamente nascere modi nuovi di esistere nel tempo e nello spazio e relazioni qualitativamente diverse tra gli esseri umani.
Lascio chiudere a Jung, che si riferiva, sempre nel 1941 alla Svizzera (!): Piu che gli eccitati discorsi di rinnovamento e gli isterici tentativi di creare un nuovo orientamento politico, trovo salutari per la nostra patria limparziale scetticismo nei confronti degli sproloqui della propaganda, cosi legati alle mode, la piu istintiva prossimita alla natura e il riconoscimento dei propri limiti. Tra qualche tempo si scoprira che nella storia del mondo non e mai accaduto niente di realmente nuovo. Si potrebbe parlare di una vera novita solo nel caso in cui si verificasse linimmaginabile: che ragione, umanita e amore riportassero una vittoria perenne.
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Nota. Alcuni riferimenti per lapprofondimento
Sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta@sis.it. Altre fonti: Centro di ricerca per la pace di Viterbo, foglio La nonviolenza e in cammino (redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/ ).Per ricevere questo foglio e’ sufficiente cliccare su: nonviolenza-request@peacelink.it?subject=subscribe
La lettura del Manifesto del Localismo (www.localismus.com) esplicita per sommi capi alcune specificita che si possono articolare ulteriormente in discussioni laboratoriali, con riguardo alle pratiche, punto per punto, usufruendo dellesperienza reale quotidiana e dellautosservazione dei partecipanti. Iniziative culturali di taglio piu ampio (economia, ambiente, ecologia, politica, grandi eventi mondiali e altro) sensibilizzano un pubblico piu generale. Si veda a questo proposito anche il sito www.ambientescienze e le relative attivita.
Per la Decrescita si veda il sito www.decrescita.it
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on domenica, febbraio 28th, 2010 at 22:42 and is filed under Ultime notizie.
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